Cosa penserà
l'uomo del faro
che del mare
ne conosce il colore..
il pescatore
che ne prevede
il profondo.
Cosa penserà
il marinaio
che sorveglia le onde..
Quel corpo
abbandonato
nella superbia della roccia
di ali insicure
e frastagliate
come un gabbiano infelice.
Cosa penseranno
le genti
di quei germogli violacei
dall'odore acre
di un cratere acceso
che non brucia saperi.
Niente
che si possa cambiare
ma solo nubi di cielo
ad ovattare bocche
come zucchero a velo.
Luciana BIANCO
martedì 23 ottobre 2012
lunedì 22 ottobre 2012
PICCOLE MANI
Culla i miei pensieri
con la tenerezza di una madre,
sfogliando pagine della paura
per raccontarmi le gioie.
Vialetti fioriti,
dalle finestre
regalano mantelli
di petali e foglie
con profumo
di bacche carnose.
Odore di sughi
e tintinnio di vetri,
parole soffuse
sembrano luce
nell'ombra delle stanze,
del tepore
nel mattino dorato.
Occhi grandi
sgranati al mondo
di mani piccoline
per stringere amore.
Il giovane respiro, mette allegria.
Poi fugge
nel gioco,
ritornando svelto
non mi trova..
Cerca dietro
gli angoli
sotto quel tavolo,
poi nel vicolo fiorito...
Eccomi, sbuco
dal canto del sole,
lo abbraccio di note sopite.
Piccole mani
stringe l'amore.
Luciana BIANCO
con la tenerezza di una madre,
sfogliando pagine della paura
per raccontarmi le gioie.
Vialetti fioriti,
dalle finestre
regalano mantelli
di petali e foglie
con profumo
di bacche carnose.
Odore di sughi
e tintinnio di vetri,
parole soffuse
sembrano luce
nell'ombra delle stanze,
del tepore
nel mattino dorato.
Occhi grandi
sgranati al mondo
di mani piccoline
per stringere amore.
Il giovane respiro, mette allegria.
Poi fugge
nel gioco,
ritornando svelto
non mi trova..
Cerca dietro
gli angoli
sotto quel tavolo,
poi nel vicolo fiorito...
Eccomi, sbuco
dal canto del sole,
lo abbraccio di note sopite.
Piccole mani
stringe l'amore.
Luciana BIANCO
sabato 6 ottobre 2012
UN PELO DI CONIGLIO
Ogni volta
che parli, mi lasci
tormenti di sabbia.
Potrei renderla al mare
ma ne conservo.
Ogni granello una parola
i discorsi nel pugno,
dalla clessidra
ne allento l'uscita.
La stringo forte nella mano
se ti sollevi a bufera
scaraventandomi contro
conchiglie
con madreperle in frantumi.
Scorre la terra avorio
si capovolge
allo scadere del tempo
poi, quando mi rilasserò
dandomi l'occasione,
si adagerà
lungo le rive passite
di una spiaggia assolata.
I gabbiani
allo svelto raduno
sullo scoglio salmastro
spiccano il volo
lasciano
sirene silenti.
Non si ode
canto o guizzo di pesce.
Rimane
la risposta
di un manto, nello scuro
avviluppa le membra della notte
nelle veloci ore.
Ti domando stella
della tua luce a lanterna,
mi rispondi
brillante di fierezza
che nel bagliore dei sogni
s'intravede la strada.
Mi accovaccio
per un riposo
ma ci credo poco, poi sbadiglio.
La clessidra stringe lo spazio
la polvere rallenta.
Ci
passa
appena
un
pelo
di
coniglio.
Luciana BIANCO
che parli, mi lasci
tormenti di sabbia.
Potrei renderla al mare
ma ne conservo.
Ogni granello una parola
i discorsi nel pugno,
dalla clessidra
ne allento l'uscita.
La stringo forte nella mano
se ti sollevi a bufera
scaraventandomi contro
conchiglie
con madreperle in frantumi.
Scorre la terra avorio
si capovolge
allo scadere del tempo
poi, quando mi rilasserò
dandomi l'occasione,
si adagerà
lungo le rive passite
di una spiaggia assolata.
I gabbiani
allo svelto raduno
sullo scoglio salmastro
spiccano il volo
lasciano
sirene silenti.
Non si ode
canto o guizzo di pesce.
Rimane
la risposta
di un manto, nello scuro
avviluppa le membra della notte
nelle veloci ore.
Ti domando stella
della tua luce a lanterna,
mi rispondi
brillante di fierezza
che nel bagliore dei sogni
s'intravede la strada.
Mi accovaccio
per un riposo
ma ci credo poco, poi sbadiglio.
La clessidra stringe lo spazio
la polvere rallenta.
Ci
passa
appena
un
pelo
di
coniglio.
Luciana BIANCO
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