venerdì 26 marzo 2010

IL MIO CAPPELLO

Sei il mio
cappello
sulla testa
sublimi le mie idee.
Ti porto
 fiero
volteggio per strada
...mi soffermo sui ponti
 guardo
scorrere il fiume.
Se ti facessi volare
ti vedrei galleggiare
sull'acqua, sospeso
come nuvola
allegra
nel cielo.
Sento qualcuno
alle spalle...
mi giro rapido
è quell'odore che spinge.
Cadrei di sotto
a non tenermi ben fermo...
faccio due passi
contento
respiro quell'aria
di gelso.

Luciana BIANCO

lunedì 22 marzo 2010

L' ANIMA DI SALE

Mare cattura
il fuoco e
spegni ogni ardore..
profondo
è il tuo senso
e
fresco il tuo profumo.
Pergamena increspata
da lontano..
gocciole..tante..
rapprese
da vicino..
Gocciole
d'acqua
veloci ad ingoiarmi
silenziose mai
uniche nel brusio.
Gocciole
del mare
salate
che graffiano la pelle
dolce dolce
e bruciano
di fuoco liquido...
Gocciole di mare
sorelle della luna
che parlano di lei
sospirando la fortuna.
Ogni storia
che mi racconteranno
 preziosa sarà
come luce
di perla.
Mare
lasciami e ritorna...
saranno carezze i tempi
e urla le tue onde.
Non morirò di te
ma saprò viverti
sugli scogli
e sulle rive morbide
della terra
senza paura
di perderti..
senza dissolvere
la mia anima di sale.

Luciana BIANCO

sabato 20 marzo 2010

L' ARIA E L' ACQUA

Quel ragazzo decise di partire con la sua valigia piena di paura e con il cuore impolverato dalla speranza di diventare grande, come le montagne di casa sua. Dopo aver trovato la forza e il coraggio, dono di qualcuno in un paese lontano, riuscì a tornare, ma la strada era insidiosa. Un giorno eresse un castello, aperto agli uomini di dolore e si perse nella moltitudine dei lamenti, nelle tristezze e le sofferenze; così per sopravvivere decise di non coinvolgere la mente che si fa intermediaria del cuore, ma di usare solo la chimica del corpo per trasmettere amore. Il castello si fortificò con le torri e i ponti, si abbellì di giardini, di fiori straordinari e il cielo sul tetto, si coprì di un blu disarmante con la luna e le stelle, gelide e perfette da incantare il fuoco. Le mura ascoltavano e raccontavano solo a chi comprendeva il silenzio; tutto si riempiva di energia e tutto si svuotava. Funzionava come nei vasi comunicanti: ma qualcuno si frantumò, perché di vetro leggero, fragile agli urti; altri non si svuotarono per timore, ritornando tra le mani dei padroni e quel ragazzo che diventò uomo, per spavento e per difendersi erse altre torri … niente si vedeva davvero, qualcosa si avvertiva ma nel suo ordine tutto si confondeva.
Un giorno il suo ego ruppe gli argini come fiume in piena, perché lei lo riconobbe come un dio sulle terrene orme : storia di mitici ricordi e selvatiche lune. Ma se non c’entrasse l’amore che sequestra i sensi, intrappolandoci, costringendoci a supplicare, a restare, a rendere tutto così complicato..sarebbe semplice, immediato, furtivo,solleticante, compiaciuto del solo istinto carnale.. Ma lei ascoltò per intero tutte le sue distillate parole per lungo tempo e come piccoli pezzi di stoffa colorata, di arlecchino la vestirono. Danzò nella notte ascoltando melodie traverse, godendo di note distanti dal suo essere fisico, trascinando quella bramosia di rivedere il suo volto, come specchio del suo stesso desiderio. Bevve acque sgorganti da fonti interminabili e sentì ogni sorso allargare la sua gola, come insospettabile abisso da raggiungere le sue gambe, ribaltandole per mirabolanti capriole. Versò nel mare tutto il suo ardore, come il fiume che trascina tronchi sporgenti, pezzi di roccia e catapultò draghe, palafitte, raccogliendo reti colme di pesci ancora guizzanti. Strappò le radici lungo gli argini per rinvigorirle nell’aspetto, per fortificarle nell’assesto. Seguì costantemente i percorsi delle volpi, fiutò l’odore dei lupi per scovarne le tane; non perse mai la direzione, segnata dal volo dell’aquila, non tradendo mai il “Signore del Giorno” e dormendo sempre tra i sogni custoditi dal “ Principe della Notte”. Ma all’improvviso smarrì la strada e per il ritorno, scavalcò dune sinuose di deserti interminabili, affrontando terribili tempeste di polvere fitta, vivendo nelle penombre di tramonti commoventi, piangendo il sale, tutto quello che aveva negli occhi e nel cuore , tanto da cristallizzare gli oceani.
Con la sua rabbia ne sgretolò il centro, scagliandogli sopra tutto il suo tormento, muovendo passi frenetici con melodie struggenti, invocando la pioggia per irrigare di nuovo quella terra così arsa per sentirsi bagnare ancora l’anima. E tutto quello che fece e tutto quello che non disse, solo perché lastricò la sua bocca di mute parole, serrando la sua lingua per non rivelare, quello che già l’Universo sapeva. Ritorna ancora il ricordo di quando era lei l’Universo tra le sue mani: un piccolo mondo nascosto tra le mura che di colpo svanivano come sipari e rituali platee si scorgevano in religioso silenzio.. ipnotiche presenze , ferme nell’aria e poi flutti di vento come applausi, scardinavano l'apoteosi, sciogliendo l’incantesimo, ogni volta, per incatenarla ancora..non essendoci mai attesa per il suo arrivo. All’improvviso il mare si capovolse, tutto inondò e le nuvole sotto ..a poco, a poco emersero come zattere per salvarle l’anima. Lei così semplice nella sua complessità e lui, così complesso nella sua semplicità.. come il cielo e il mare, nell’Eterno presenti, così materialmente diversi ma intercambiabili, come.. l’aria e l’acqua .
Un ciclo vitale interrotto dal ghermire di un rapace genuflesso che avido e panurgo ha traslocato il suo malessere trasmodato e ha trasversalmente agito, beffeggiando la trasparenza, coadiuvando l’atto a defraudare…immonda azione, putrefatta minugia con il precipuo scopo di predominare, frenando la forza pura, la fantasia vera, il sogno, il possibile, l’indefinibile, l’ensemble, l’interagire enfatico, l’universale emulsione. Ma se ora il sole sorge negli occhi dei talenti spenti, perché il rapace vola da colomba..  Esultino i più giusti e ogni lacrima diventi preziosa per la gioia di coloro che colpa non hanno, se non di amare la vita nonostante il disagio. Dunque che l’aria e l’acqua si dissolvano nel pantano per dare fiori di luce ….e niente più si dica o si voglia.

L BIANCO

venerdì 12 marzo 2010

ANGELO PERSO NEL MONDO

Mi adagio
sulle tue spalle
come le ali
di quell'angelo
che mandasti via.
Mi apro
mi schiudo
per indurti al volo
leggera
per non pesarti
sul cuore.
Poi
respiro di più
per farmi sentire
ti lascio morbide
piume bianche
per tamponare
il gelo.
Non riesci
a scambiare
quel calore.
Non sai come si fa.
Chi
non te lo ha detto?
Angelo
perso nel mondo...
Saltelli
come
un animale selvatico
cerchi solo cibo
che
soddisfi
la tua pancia.

Luciana BIANCO

venerdì 5 marzo 2010

PAROLE

Parole raccolte in un braciere.. parole nere. Parole rovistate nelle cianfrusaglie.. parole inutili. Parole derise, parole colate dall’oro della bocca e dal grigio argento del vento. Parole pensate e mai raccontate.. come le storie delle persone perdute. Parole capovolte che t’infilano dritto nelle verità nascoste. Parole d’amore e di odio feroce.. parole contate e infinite.. parole che sincere ti aprono gli occhi già spaventati dai fatti. Parole allegre che danzano frenetiche per sopportare i pesi e niente più parole per il silenzio signore del tempo… lui sovrano, lontano dalle ore e dalle parole.

Luciana BIANCO